Sa cassa
de S’Achixedda

Il pomeriggio del giorno precedente la vigilia delle festività della Vergine Assunta è consuetudine che ”is obreris de Santa Maria “ o chi per loro si procurino i più bei cavalli del paese adornati con i migliori finimenti “cuaddus mudaus” per invitare, senza mai scendere da questi, alla tradizionale caccia alla giovenca o, meglio detto, “po cumbidai po s’achixedda” che si svolgerà all’alba del mattino seguente nelle campagne guasilesi.
Dopo aver salutato, i cavalieri aggiungono la consueta frase d’invito che recita “Nosu seus benidus, cumenti si usat e costumat a ddus invitai a curri s’achixedda de Santa Maria, primu po fai onori a sa Santa e sigundu po fai cumpangia a nosu” (siamo venuti come da tradizione a invitarvi alla caccia alla giovenca di Santa Maria in primo luogo per onorare la Santa e in secondo per farci compagnia).
L’obrieria ha già intanto scelto una vitella abituata al pascolo brado e dal carattere selvatico che sarà la protagonista della cosiddetta “cassa de s’achixedda”.
I giovani guasilesi ammessi a parteciparvi, i quali devono essere scapoli, preparano dalla sera prima “sa soga” o meglio una corda con nodo scorsoio ammorbidita in acqua nel fondo di una botte e precedentemente ingrassata in modo che assuma una forma ricurva.
La caccia consiste nel catturare e immobilizzare, a cavallo, la giovenca incitata alla corsa, nel cosiddetto “a corrus lìmpius” ossia la corda deve passare e immobilizzare l’animale solamente tra le corna.
Il cavaliere fortunato che riuscirà a immobilizzare la giovenca riceve da tradizione una canna verde e un fazzoletto di seta che appende alla canna e che verrà offerto in regalo alla propria fidanzata.
La giovenca viene quindi distesa viva o “trebida” su un carro trainato da buoi adornato di canne verdi e frasche di mirto, ornata con una “cannaca” (finimento decorativo posto al collo della giovenca), limoni conficcati sulle punte delle corna e uno specchietto sulla fronte per essere portata in processione lungo le vie del paese non prima però di essere benedetta dal parroco.
È obbligo del cavaliere che ha catturato la giovenca invitare a casa sua gli altri partecipanti per il tradizionale “cumbidu” (invito).

Sa cassa
de S’Achixedda

On the afternoon of the day before the eve of the feast of the Virgin of the Assumption it is customary that “is obreris de Santa Maria” or whoever gets the most beautiful horses in the country adorned with the best harnesses (“cuaddus mudaus”) to invite, without ever descend from these, to the traditional heifer hunt or, better said, “po cumbidai po s’achixedda” which will take place at dawn the following morning in the Guasilese countryside.
After greeting, the knights add the usual invitation phrase that reads “Nosu seus benidus, cumenti si usat e costumat a ddus I invite you to curri s’achixedda de Santa Maria, before you do honors to sa Santa and sigundu po fai cumpangia a nosu ”(we have come as tradition to invite you to hunt the heifer of Santa Maria in the first place to honor the Saint and secondly to keep us company).
Meanwhile, the obrieria has already chosen a calf accustomed to grazing in the wild and with a wild character that will be the protagonist of the so-called “cassa de s’achixedda”.
The young Guasilesi admitted to participate, who must be bachelors, prepare from the night before “sa soga” or rather a rope with a slipknot softened in water in the bottom of a barrel and previously greased so that it assumes a curved shape.
Hunting consists in capturing and immobilizing, on horseback, the heifer encouraged to run, in the so-called “a corrus limpius” that is, the rope must pass and immobilize the animal only between the horns.
The lucky rider who manages to immobilize the heifer traditionally receives a green cane and a silk handkerchief that hangs on the cane and which will be offered as a gift to his girlfriend.
The heifer is then stretched out alive or “trebid” on a cart pulled by oxen adorned with green reeds and myrtle branches, adorned with a “cannaca” (decorative harness placed around the heifer’s neck), lemons stuck on the tips of the horns and a mirror on the forehead to be carried in procession along the streets of the town but not before being blessed by the parish priest.
It is the obligation of the rider who has captured the heifer to invite the other participants to his home for the traditional “cumbidu” (invitation).
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