Chiesa campestre
della Vergine d’Itria

Ad “Oditrigia” ossia “colei che guida nel cammino” è dedicata l’unica chiesa rurale sopravvissuta del territorio o meglio conosciuta come chiesa della Vergine d’Itria. La chiesa è tuttora aperta al culto in occasione della festa che si tiene il lunedì e il martedì successivi alla Pentecoste. L’edificio, ascrivibile alla seconda metà del XIII sec. ma probabilmente realizzata su un edificio preesistente in stile romanico, presenta un’unica navata su archi a sesto acuto. La facciata realizzata in blocchi di trachite ascrivibili sempre al periodo romanico è decorata da una serie di archetti a doppia ghiera semicircolare. Negli angoli capitelli con file di foglie aguzze, il tutto sormontato da un campanile a vela e da un portale architravato da una lunetta a tutto sesto. Nell’angolo inferiore sinistro dell’edificio sono inseriti alcuni blocchi in arenaria di riutilizzo decorati con motivi tipici medioevali. L’abside della chiesa campestre della Vergine d’itria, orientato verso nord-est, è stato nel corso tempo murato per consentire la collocazione all’interno dell’altare ligneo, proveniente dall’antica parrocchiale guasilese. In tempi relativamente recenti, probabilmente nel XVII secolo, alla facciata è stato addossato un portico per consentire il ricovero delle persone durante i festeggiamenti. Probabilmente in epoca romana era presente qualche residenza padronale dotata di impianto termale che nel tempo ha costituito il nucleo su cui è sorto e sviluppato il villaggio dandone pertanto il nome in associazione con la vicina Aliri. Già nel medioevo era conosciuta come chiesa di Santa Maria di Bangiu de Aliri e faceva parte della curatoria della Trexenta appartenente originariamente al Giudicato di Cagliari ed inserito nella diocesi di Dolia dove viene menzionato nella cosiddetta “donazione della Trexenta

Rural Church
of the Virgin of Itria

The only surviving rural church in the area is better known as the church of the Virgin of Itria or to “Oditrigia” which means “she who guides the journey”. The church is still open for worship on the occasion of the feast held on the Monday and Tuesday following Pentecost. The building, attributable to the second half of the thirteenth century. but probably built on a pre-existing building in Romanesque style, it has a single nave on pointed arches. The façade made of trachyte blocks always ascribable to the Romanesque period is decorated with a series of semicircular double ring arches. In the corners, capitals with rows of pointed leaves, all surmounted by a bell gable and a portal architraved by a round lunette. In the lower left corner of the building there are some reused sandstone blocks decorated with typical medieval motifs. The apse of the country church of the Virgin of Itria, oriented towards north-east, was over time walled up to allow for the placement inside the wooden altar, coming from the ancient Guasilese parish church. In relatively recent times, probably in the seventeenth century, a portico was attached to the facade to allow people to shelter during the celebrations. Probably in Roman times there was some manor house with a thermal system which over time formed the nucleus on which the village was built and developed, therefore giving its name in association with the nearby Aliri. Already in the Middle Ages it was known as the church of Santa Maria di Bangiu de Aliri and was part of the curatoria of Trexenta originally belonging to the Giudicato of Cagliari and inserted in the diocese of Dolia where it is mentioned in the so-called “donation of Trexenta.